La cosa più vera riguardo alla poesia è che, a parte una stuola di adolescenti romanticamente coinvolti, difficilmente viene apprezzata quotidianamente come si potrebbe fare con altre forme di espressione e arte.
La poesia d'amore (ricordate uno tra tanti quel tale Ciranò?) quale ingarbugliato veicolo del sentimento umano piu ingarbugliato e perturbante è fatta salva, appunto, da situazioni ed età in cui tutti ci impantaniamo nella vita un certo numero di volte, chi più chi meno.
Vi è poi la poesia ermetica e oscura, dannata, pessimista alla quale anche, sempre per sincronicità con una fase della vita tra le più condivise, prima o poi un gran numero di "scrittori" ed estimatori si accosta.
A mio modo di vedere, tuttavia, non v'è un quotidiano con-fronto con la poesia diversamente da altre forme quali la prosa, lo scritto rituale, la pittura, la scultura la musica, la danza e quante altre espressività artistiche conosciamo.
C'è più di un ordine di motivi per cui ciò accade. Motivi e significati... aggiungerei, che attingono ovviamente alla nostra sfera di emotività, agli aspetti tipicamente umani di un qualsivoglia sviluppo culturale colletivo, passato o contemporaneo e anche all'interno dell'esperienza singola di ciascuno.
In ottica mia personalissima, tuttavia, individuo quale cagione principe di questa differenza di approccio all'espressività poetica, l'aspetto funzionale della nostra sfera emotiva.
La timida distanza o l'impossibile vicinanza alla poesia dipende, per così dire, da quell "complicato" funzionamento emotivo che è materia d'indagine delle psicologie del profondo e più preciamente delle psicanalisi.
E' questo un argomento così intricato, affascinante e coinvolgente che decisamente non credo sia questa nè la sede nè l'attesa per essere approfondito e meglio argomentato.
Tuttavia, può essere, nel caso susciti anche entusiasmi di altri, oggetto di confronto nell'area delle discussioni di questa pagina.
Il sasso che vorrei lanciare, nella direzione che ho or ora indicato, vorrei rappresentarlo con alcuni esempio all'uopo.
Immaginate, perciò, la vostra casa o un luogo di ritrovo qualsiasi, un teatro, un cinema, un albergo, un'ambasciata, un negozio... e quanti altri più si vogliano.
Le forme d'arte esposte, in ciascuno di questi luoghi, sono innumerevoli, simboleggiano e/o rappresentano il luogo stesso, ma, aspetto assai importante, sono anche decisamente necessarie, attese, obbligatorie quali "insegne" imprescindibili del luogo stesso.
Nel privato rappresentano chi vi abita, in forma diretta o indiretta, esprimono e rappresentano i totem di famiglia.
Non v'è casa, senza quadri. Non v'è atmosfera senza musica. Un luogo senza quadri è un luogo spoglio. Un ristorante senza una lieve musica di sottofondo... imbarazza le conversazioni.
Ma... la poesia... dov'è?
In una cornice, al posto di un dipinto, quante volte avete trovato esposta una poesia?
Il gestore, il proprietario, il padrone, l'ospite... quante volte vi hanno mostrato i quadri di casa o vi hanno deliziato con l'ultimo brano di lirica, di classica, di musica moderna?
Qualcuno vi ha mai mostrato la propria raccolta di poesie? E come avete accolto, nel caso, questo suo desiderio?
Forse i più personalmente caratterizzati, estroversi, quelli che hanno reso la propria magione un 'estensione di se stessi, si saranno spinti, al più, a mostrarvi l'ultimo acquerello dipinto, l'ultimo quadretto fatto all'uncinetto, l'ultimo brano imparato con la chitarra... o un vascello in miniatura chiuso in bottiglia perchè vi si conservi e non sia sottoposto a troppe perturbanti intemperie....
Ma quanti vi hanno letto l'ultima poesia scritta?
E se è capitato, siate sinceri, avete colto quell'impalpabile ma presentissimo senso di imbarazzo, mutuato talvolta in ilarità, ambiguità sul da farsi, come sedersi, come esprimere se non addirittura accogliere questa personalissima manifestazione dell'altro che è la lettura di una poesia?
Questo è precisamente quello che intendo.
Da una parte, tutte le forme d'arti diverse dalla poesia sono attese, necessarie, vengono comunemente riconosciute, ricercate, mostrate, collezionate... vestono, arredano insomma.
La poesia fa sentire nudi.
Chi legge una propria poesia appare nudo e ancor più può fa sentire nudo chi ascolta o legge.
E in quella nudità v'è imbarazzo.
Infine, poche parole sulla mia poesia.
Forma di espressività che chiamerò qui, senza mezzi termini, appunto poesia.
Per quanto inedito e per quanto mai "valutato" da chi, consapevolmente e criticamente potrebbe bollare e far assurgere la mia espressività a poesia a tutti gli effetti... ovvero potrebbe definitivamente sepellirla.
La mia poesia parla con il linguaggio dell'inconscio.
Se espressivo sono riuscito ad essere, parla con il linguaggio dell'inconscio collettivo, ma è un risultato ambiguo e che raramente mi sono posto quale obiettivo.
Potrei dire che, così come nel meccanismo di formazione dei sogni il precipitato è ciò che noi sognamo, allo stesso modo ogni parola che scrivo discende dallo stesso embricato e profondo meccanismo.
E ciò è per due motivi fondamentali.
Perchè il dialogo interiore per me è ed è sempre stato fortissimo, irresistibile e fertile.
Perchè l'espressività potente dell'inconscio, nei suoi alti e bassi di seduzione ed autentica manifestazione del dialogo con me stesso, è spesso così intraducibile se non con gli stessi archetipi e le stesse suggestioni con cui si propone a me che scrivo. Là dove per intraducibile non significo "incompreso" ma "non altrimenti esprimibile" senza scendere ad una dimensione, quelle delle parole "che spiegano", così significativamente mutilata.
Tutto ciò ha implicazioni innumerevoli e, ancora, potrebbe essere argomento di fertilissimo confronto.
Di nuovo, qui ed ora, è davvero impossibile esaurire l'argomento oltre a non essere propriamente il mio scopo.
Tra le tante implicazioni v'è che probabilmente questa modalità di scrittura rende la mia poesia quanto più criptica ed illegibile sia possibile immaginare se per leggere s'intende essere guidati per mano da me.
E' ovvio, di contro, che scrivo per me ma scrivo anche per essere letto!
L'empasse si risolve nella stessa maniera "funzionale" che ho descritto su. Affidandosi, appunto, ad un sentire attraverso una matrice, una "gestalt" almeno funzionalmente pre-disposta, disponibile, ad avvicinarsi alle mie parole, ai miei sogni, alla mia emotività con altrettanta generosità nell'incontro.
Non è necessario sapere "cosa" c'è scritto, cosa esattamente significo.
Basta, e avanza( eccome avanza...) sapere che le parole sono gocce di emotività allo stato puro, pre-verbale, primordiale.... archetipico.
Sono suoni, suoni ed immagini con mille facce e con il sale... l'arguzia di significare se stessi e anche, quasi sempre, ii propri contrari.
Esattamente come accade nei sogni.
Ovviamente quanto io riesca bene in tutto ciò è decisamente opinabile e soggettivo.
Non ho lo scopo, obiettivamente, di riuscire infatti. Tutto ciò accade, e basta.
Tuttavia, non vi è strada non vi è modo di accostare una sola poesia che ho scritto se non nel lasciarsi andare alla propria emotività, alla propria libera associazione per ogni parola, per ogni verso, per ogni preciso significato e addirittura per ogni composizione di singole lettere che hanno veste di parola ma in realtà sono solo suoni!!...
E' vero che ci accostiamo ad un quadro, magari astratto, e per quanto possa esserci spiegato non ci domandiamo il perchè della scelta dell'autore di ogni singolo tratto di ogni spazio bianco, di ogni scelta di colore, di ogni sfumatura.
Semplicemnte ne ricaviamo un'emozione sintetica.
Così è per la musica. Qualcuno si è mai chiesto il perchè di una pausa? di un accordo, di un arrangiamento, di una nota invece di un'altra, di un diesis invece di un bemolle?
Chiesi una volta ad un Maestro di musica quale fosse l'emozione con cui un concertista interpreta un brano di musica o un compositore lo compone. Cosa sentissero dentro, insomma e come si potesse, per noi che lo ascoltiamo, saperne esattamente il significato.
E la risposta, illuminante, fu: "la traduzione delle emozioni che sentono l'artista è il compositore è la musica stessa... per come la 'percepiamo' noi che lo ascoltiamo".
Eccellente Fabio, grazie mille.
Così è la mia poesia, per chi non si imbarazza della mia nudità.
Buona Lettura.